Ecco perché non sono credente” Il pulcino è cresciuto
Recensione di Rosalba Sgroia
Esporre le proprie ragioni del perché non si aderisce ad una fede, ad una confessione religiosa e non temere eventuali reazioni intimidatorie, fa onore all’autore di questo libro e a tutti coloro che, come lui, esprimono il proprio punto di vista a riguardo. Giancarlo Marchi, lungi dal voler produrre un trattato anticattolico, ha raccontato fatti accaduti vissuti in prima persona e ha esposto “alcune realtà e notizie non certo di prima mano, ma già sapute e risapute da chi le ha volute o le vuole sapere”.
Vivere sulla propria pelle la rigidità dei precetti cattolici impartiti in un collegio salesiano, verso la fine degli anni ’30, ricucire gli strappi laceranti di un’educazione ferrea e coercitiva e poi “denunciare” il proprio sconcerto e dolore, non è impresa facile per nessuno, ma è ancora più difficile farlo in modo lucido, profondamente umano e soprattutto con la dignità di chi non si arrende all’ignavia, all’inerzia mentale, al silenzio.
L’autore, nella prima parte del libro- presentato con la copertina tratta dal n.2/2004 de l’Ateo, dedicato all’Indottrinamento infantile- ci mostra l’insofferenza e la pena vissute quando era uno studente del collegio S.Giuseppe di Modena. Ci racconta, in modo semplice e incisivo, il suo percorso costruito sulle piccole e innocue vendette architettate ai “danni” di quei preti così severi. Un modo per difendersi e per meglio sopportare quel regime di vita in cui l’attenzione principale era quella di vigilare affinché i ragazzi non commettessero “atti impuri”, senza preoccuparsi di tener d’occhio gli adulti in tonaca, attratti da quei ragazzi in erba…, in cui s’impartivano pratiche religiose estenuanti e ripetitive fino allo stordimento, in cui si taceva, per ovvie ragioni, tutta una parte di insegnamento storico- religioso, in cui, insomma, accadevano episodi incresciosi e deleteri per i poveri studenti.
Il Marchi, prosegue raccontando come ha iniziato a cercare spiegazioni sui perché dei danni subiti, su come il sistema ecclesiastico aveva operato per secoli e secoli in questa direzione. Attraverso l’episodio dell’incontro con un Vescovo, avvenuto agli inizi degli anni ’70, affronta argomenti scottanti e si rivolge al prelato con la sincerità di chi vuol capire, senza scagliarsi con odio contro chi crede, ma sicuramente con l’atteggiamento critico e diffidente verso chi ha sempre usato la fede per soggiogare ed esercitare potere. Espone, a tale proposito, anche se dichiaratamente in modo sommario, alcune importanti e controverse questioni storiche, quelle sui sacramenti, sui vari culti mariani, sull’attuale controriforma e sui recenti problemi legati alla bioetica, mostrandosi profondamente indignato per come la Chiesa Cattolica abbia ultimamente edulcorato il proprio catechismo, giustificando cambiamenti che, invece, fino a qualche anno prima, erano impensabili. Perché questo? Se a quei tempi si decantava la giustezza della liturgia, delle imposizioni, degli insegnamenti dottrinali, perché si è avvertita la necessità di cambiarli? Perché i nati nella prima metà del novecento ( e non solo loro, purtroppo!) hanno dovuto subire quei soprusi? Ecco, noi sappiamo perché, e anche il nostro Marchi lo sa. Per questo vuole ribadirlo con questo libro. Un libro di facile lettura, un piccolo e semplice compendio che può essere strumento per chi voglia conoscere alcuni dei misfatti compiuti, in un clima di profonda ignoranza e rassegnazione, dai poteri ecclesiastici; un esempio di come si possa vivere a testa alta, da non credente, in un paesino in cui chi non frequenta la chiesa viene ancora considerato un “diverso”, una persona non perbene…
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