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Poesie,foto, pensieri in libertà. Per rompere il cerchio dove domina il nero assenso dell'acquiescenza collettiva. Per imparare a cambiare pelle, a scoprire la voce del nostro canto, per progettare la nostra vita con responsabilità.
«Ciò che è affermato senza prova, può essere negato senza prova»
(Euclide, 365-275 a.e.v. ca.)
“La realtà è che quando un clericale usa la parola libertà intende la libertà dei soli clericali (chiamata libertà della Chiesa) e non le libertà di tutti. Domandano le loro libertà a noi laicisti in nome dei principi nostri, e negano le libertà altrui in nome dei principi loro”
(Gaetano Salvemini)
Domanda: Cosa c'è dopo la vita?
Risposta: I fianchi.
lunedì, 21 aprile 2008, 20:21
Ecco perché non sono credente” Il pulcino è cresciuto
Recensione di Rosalba Sgroia

Esporre le proprie ragioni del perché non si aderisce ad una fede, ad una confessione religiosa e non temere eventuali reazioni intimidatorie, fa onore all’autore di questo libro e a tutti coloro che, come lui, esprimono il proprio punto di vista a riguardo. Giancarlo Marchi, lungi dal voler produrre un trattato anticattolico, ha raccontato fatti accaduti vissuti in prima persona e ha esposto “alcune realtà e notizie non certo di prima mano, ma già sapute e risapute da chi le ha volute o le vuole sapere”.
Vivere sulla propria pelle la rigidità dei precetti cattolici impartiti in un collegio salesiano, verso la fine degli anni ’30, ricucire gli strappi laceranti di un’educazione ferrea e coercitiva e poi “denunciare” il proprio sconcerto e dolore, non è impresa facile per nessuno, ma è ancora più difficile farlo in modo lucido, profondamente umano e soprattutto con la dignità di chi non si arrende all’ignavia, all’inerzia mentale, al silenzio.
L’autore, nella prima parte del libro- presentato con la copertina tratta dal n.2/2004 de l’Ateo, dedicato all’Indottrinamento infantile- ci mostra l’insofferenza e la pena vissute quando era uno studente del collegio S.Giuseppe di Modena. Ci racconta, in modo semplice e incisivo, il suo percorso costruito sulle piccole e innocue vendette architettate ai “danni” di quei preti così severi. Un modo per difendersi e per meglio sopportare quel regime di vita in cui l’attenzione principale era quella di vigilare affinché i ragazzi non commettessero “atti impuri”, senza preoccuparsi di tener d’occhio gli adulti in tonaca, attratti da quei ragazzi in erba…, in cui s’impartivano pratiche religiose estenuanti e ripetitive fino allo stordimento, in cui si taceva, per ovvie ragioni, tutta una parte di insegnamento storico- religioso, in cui, insomma, accadevano episodi incresciosi e deleteri per i poveri studenti.
Il Marchi, prosegue raccontando come ha iniziato a cercare spiegazioni sui perché dei danni subiti, su come il sistema ecclesiastico aveva operato per secoli e secoli in questa direzione. Attraverso l’episodio dell’incontro con un Vescovo, avvenuto agli inizi degli anni ’70, affronta argomenti scottanti e si rivolge al prelato con la sincerità di chi vuol capire, senza scagliarsi con odio contro chi crede, ma sicuramente con l’atteggiamento critico e diffidente verso chi ha sempre usato la fede per soggiogare ed esercitare potere. Espone, a tale proposito, anche se dichiaratamente in modo sommario, alcune importanti e controverse questioni storiche, quelle sui sacramenti, sui vari culti mariani, sull’attuale controriforma e sui recenti problemi legati alla bioetica, mostrandosi profondamente indignato per come la Chiesa Cattolica abbia ultimamente edulcorato il proprio catechismo, giustificando cambiamenti che, invece, fino a qualche anno prima, erano impensabili. Perché questo? Se a quei tempi si decantava la giustezza della liturgia, delle imposizioni, degli insegnamenti dottrinali, perché si è avvertita la necessità di cambiarli? Perché i nati nella prima metà del novecento ( e non solo loro, purtroppo!) hanno dovuto subire quei soprusi? Ecco, noi sappiamo perché, e anche il nostro Marchi lo sa. Per questo vuole ribadirlo con questo libro. Un libro di facile lettura, un piccolo e semplice compendio che può essere strumento per chi voglia conoscere alcuni dei misfatti compiuti, in un clima di profonda ignoranza e rassegnazione, dai poteri ecclesiastici; un esempio di come si possa vivere a testa alta, da non credente, in un paesino in cui chi non frequenta la chiesa viene ancora considerato un “diverso”, una persona non perbene…
GIANCARLO MARCHI, “ Ecco perché non sono credente” Il pulcino è cresciuto. Edizioni Il Fiorino 2005 Modena
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sabato, 01 dicembre 2007, 18:18
Dopo gli attacchi dell'enciclica papale, mi sembra opportuno presentare un libro molto interessante, non recentissimo, ma quanto mai attuale.
«Oggi l’ateo non è più considerato un mostro, non è più un’eccezione… ci appaiono sbiaditi quei sospetti (inaffidabilità e opportunismo n.d.r.) che avevano accompagnato l’ateismo non solo sul piano religioso ma anche sul piano morale». R.B
Ma torneremo indietro?
I SENZA DIO
Pubblicata su L'Ateo e sul sito UAAR

Remo Bodei. I senza Dio. Figure e momenti dell’ateismo. A cura di Gabriella Caramore. Brescia, Ed. Morcelliana 2000, Collana “Uomini e Profeti”, pp. 99, € 8,26. ISBN 8837218095
In questo libro Remo Bodei opera una riflessione sull’ateismo e sul rapporto che questo fenomeno ha con la fede, offrendo numerosi spunti di riflessione, di discussione e di critica, nonché dei suggerimenti di lettura sull’argomento.
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venerdì, 19 ottobre 2007, 18:28
RAOUL VANEIGEM, “Niente è sacro, tutto si può dire” Riflessioni sulla libertà di espressione. Ponte alle Grazie .
Pubblicata sul numero 2/ 2006 (43) de L’ATEO.
di Rosalba Sgroia
Mi è venuta in mente questa mia recensione dopo aver saputo di questa notizia. Leggete qui e saprete perché sono preoccupata!
Non è una vera e propria censura, ma il disegno di legge pone molte difficoltà a chi, come noi blogger, vuole diffondere le proprie opinioni e anche le proprie indignazioni.
Sono davvero stufa di questa politica inconcludente, fortemente ideologica e poco pragmatica ( lo pensavo con il governo di destra e, ahimé anche con questo di sinistra).
Buona lettura! J
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“Le parole sono pietre o “uccidono soltanto coloro che si arricchiscono con la loro falsità” R.V.
E’ scritto nella Costituzione americana: “ la libertà di stampa è uno dei baluardi più possenti della libertà e può essere limitata soltanto da governi dispotici”.
Così inizia il primo capitolo del libro di Raoul Vaneigem, anarchico, figura di rilievo del Maggio francese e membro dell’Internazionale situazionista tra il 1961 e il 1970.
Ma di quale libertà d’espressione si parla?
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giovedì, 20 aprile 2006, 09:36
Avverto l’esigenza di esprimere lo sconcerto relativo alle censure, all’ impossibilità di poter esprimere, appunto, il proprio punto di vista… In questa circostanza, allora, cari amici…SFOGATEVI! Scrivete quello che vi passa per la testa e non vi censurerò. ( AI NUOVI DICO: LEGGETE IL PRECEDENTE POST DELL’OTTO PER MILLE!)
INIZIO IO:
SONO STUFA DI TUTTE LE INCOMPRENSIONI CHE DERIVANO DALLA MANCANZA DI EMPATIA E DI INCAPACITA’ DI ASCOLTO.
SONO STUFA DI TUTTE QUELLE PERSONE CHE MANIFESTANO AVVERSIONE PER LE DIVERSITA’, CONSIDERATE UNA MINACCIA PER LA PROPRIA VITA.
SONO STUFA DI QUESTA POLITICA INCONCLUDENTE, FORTEMENTE IDEOLOGICA E POCO PRAGMATICA.
SONO STUFA DI… ESSERE STUFA. QUINDI MI FERMO .
Rosalba Sgroia
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venerdì, 17 marzo 2006, 13:22
ELOGIO DELL’ IMMATURITA’
(Articolo pubblicato su Il Saggio Ott.2002)
Spesso, in molti termini di uso comune, si celano sfumature sottili, che portate alla luce stravolgono i termini stessi…
Da sempre la parola “immaturo”, rivolta ad un adulto, ha assunto e assume in vari contesti un’accezione negativa. Essere immaturo significa, quindi, non essere capace a far qualcosa, essere incosciente, non responsabile, egoista, furbetto e via discorrendo. Di solito, ma non solo, si usa in campo affettivo per indicare la persona troppo presa ad amare se stessa, incurante della presenza dell’altro e soprattutto impegnata ad avere su di sé tutte le attenzioni possibili. Ha meritato e merita, invece, tutto il plauso possibile all’individuo che ha raggiunto la piena maturità, che ha avvistato l’approdo di un’esistenza e ha saputo attraccare in un porto tranquillo. E’ finalmente diventato adulto, forse è anche riuscito a coronare il sogno che balenava nella sua mente di bambino, ogni qual volta doveva rispondere alla domanda “Cosa vorresti fare da grande?”, o forse ha saputo accontentarsi di mete raggiungibili, costruendosi un mondo fatto di concretezza, di soddisfazioni tangibili, di inconfutabili certezze.
Vista così, la questione appare priva di inquietudini e controversie, Ma proviamo a ribaltare la visione dei termini immaturo e maturo e vedremo che saremo portati a scoprire altri significati.
“ Chi avrà mai decretato che l’immaturità debba precedere ogni traguardo adulto? (..) Perché non capovolgere questo luogo comune? Perché non pensare a un’altra immaturità, che sappia continuare ad alimentare la nostra vita di innocenza e di speranza? (..) E se l’immaturità fosse una conquista matura e non una zavorra imbarazzante?” Queste le parole di Duccio Demetrio, professore d’Educazione degli adulti presso la Facoltà di Scienze della formazione di Milano, che figurano nel suo libro “Elogio dell’immaturità” ( Poetica dell’età irraggiungibile), Raffaello Cortina Ed. L’immaturità elogiata dall’autore è quella “regione dell’animo permanente”, quella che sopporta il peso del rifiuto di tutte le ipocrisie e delle bugie adulte, “ di quelle perversioni che giustificano, con ripetitive acrobazie, quanto è meglio accettare e condividere”. Non è quell’immaturità di molti adulti “bambini”, disposti a tutto pur di ottenere lodi e consensi, di coloro che sanno sottrarsi a responsabilità e obblighi, dei parassiti che dipendono da qualcuno. E’, invece, quel mondo che vive accanto ad ognuno di noi, quell’ombra che ci segue e che paradossalmente ci sa guidare nella scoperta di nuovi mondi, con un rinnovato entusiasmo e stupore, un’ombra che non tutti sanno accettare e rivelare. E’ l’immaturità del poeta, del suo divenire continuo, del suo errare alla ricerca di sé, del suo riflettere sul senso della vita e della morte. L’immaturità che esalta l’attesa, il desiderio, il sogno. L’immaturità di chi sa di essere inquieto ed è, in fondo, contento di esserlo. L’immaturità di chi ha passioni forti, pur avendo la mente “lucida”, di chi non presta molta attenzione agli affari e ai beni di consumo. Ed ecco che, di fronte a questo torrente di sana inquietudine di fronte all’inafferrabilità del vivere, di ribellione al sotterfugio, i “ maturi fraudolenti”, impauriti da tanta curiosità vitale, hanno inventato i miti dell’immaturità per ingabbiarla e soffocarla.
Come cambia ora il quadro, dopo aver scoperto questa sfumatura!
Il maturo, allora, quello inteso come un individuo “tutto di un pezzo”, compiacendosi del suo presunto ordine mentale, del suo “doppio petto”, sempre in fuga dalla propria interiorità, appare imbrigliato nell’angusta dimora del “dover essere”, del “far finta di”, del “ mi sono sistemato”. Uno spazio angusto dove non è possibile aprire le finestre della curiosità, in cui, magari, il proprio figlio non è tanto educato quanto ammaestrato, secondo i dettami di una tradizione cristallizzata, mettendo dei paletti al pensiero divergente e al suo vero modo di essere.
Il maturo che non ha accanto a sé quell’ombra illuminante dell’immaturità, quello che non ha più mete da esplorare, sia nel passato, attraverso i ricordi, sia da conoscere nell’immediato futuro, quello che non sa apprezzare i momenti di solitudine e di irrompente indipendenza da schemi precostituiti, che non sa cogliere la duplicità e molteplicità che si cela dietro la realtà, sarà destinato ad essere oppresso e spento proprio da quella serietà che credeva essere un rifugio, una sicurezza, un porto sicuro, appunto, in questo vasto mare della vita.
R.S.
“Mi trovo a questa età che sai, né giovane, né vecchio, attendo, guardo, questa vicissitudine sospesa; non so più quel che volli o mi fu imposto.
MARIO LUZI
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